15 novembre 2007

poco più in là

Vorrei che domani, un domani non troppo domani, la parola extracomunitario non esistesse più, la parola diverso diventasse un complimento,in fondo diversi lo siamo un pò tutti...che la xenofobia diventasse solo una malattia, curabile magari. Vorrei non temere più, aspettando il pullman, di essere caricata su un pulmino pieno di albanesi che sosta poco più avanti col portellone aperto...Ho sorriso quando alcuni di loro sfilandomi davanti con gli abiti sporchi di una giornata in cantiere,con un panino o delle patatine prese al bar per rifocillarsi, nessun commento strano, nessuno sguardo indiscreto, solo uno di loro che incrociando il mio sguardo mi offre due patatine. Sorrido e rifiuto cortesemente...



Vorrei non sentire più sottolineare il fatto che fosse stato uno "straniero" quello che ha aggredito un controllore sul treno, mettendogli le mani alla gola...in un vagone pieno di ITALIANI totalmente indifferenti...che tristezza.



Ci sono anche italiani accartocciati in stazione sulle panche abbracciando il fedele cartoccio di tavernello. Chi ha più diritto di passare la propria esistenza su quella panchina? chi se lo merita di più?



Adesso che ci penso mi sento un pò la John Lennon de noartri...



Vabbè era un pensierino serale scaturito da un breve scambio di battute.



Notte

6 commenti:

  1. scrivo e sottoscrivo questo post!

    notte! baciotto!

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  2. Vorrei, vorrei, vorrei...vorrei non doverti deludere ma, purtroppo la parola extracomunitario, o meglio, diverso esisterà sempre e anzi, più il mondo si “evolve” e, più pressante sarà l’urgenza di verificarne l’esistenza.
    Credo, d’altronde, che diverso è una parola che noi tutti abbiamo sentito il bisogno di coniare. Diverso è l’extracomunitario, diverso è il barbone, diverso è il malato mentale, diverso è il ragazzino down, diverso è chi la pensa diversamente da noi e, ancora all’infinito...perchè diverso magari è soltanto ciò che non riusciamo a capire.
    E proprio perchè non vogliamo capire, siamo noi che facciamo diventare diverse delle persone normali. Il polacco, il rumeno, il senegalese, lo accogliamo emarginandolo, relegandolo nelle più squallide miserie, sfruttandolo all’inverosimile, considerandolo al pari delle bestie. Com’erano le baracche di quei rumeni smantellate a Roma? Degrado, miseria, sporcizia...bambini che crescono e giocano in mezzo al fango, senza acqua ne luce...tutto nella “Città Eterna”, alla luce del sole...tutto finché non ci sentiamo in prima persona coinvolti e allora, reagiamo, come: cacciandoli via.
    Il problema non è sentirsi o meno John Lennon, il problema, mia cara Arianna, è che siamo noi i diversi.

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  3. pomodora perplessa x arthur15 novembre 2007 18:35

    quindi?
    io non lo vedo mica un problema la diversità...aspetta che rileggo che cacchio ho scritto...
    infatti, io non ho detto che non vorrei la diversità, ma che questa parola assumesse un'accezione positiva.Forse tu nella diversità vedi un problema...ed ecco perchè i miei "vorrei" diventano un'utopia.

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  4. Ho solo detto che i diversi siamo noi, perchè consideriamo “diversi” tanti nostri simili, solo perchè hanno la pelle scura, parlano un’altra lingua, fanno dei lavori modesti. Che ci accorgiamo di loro quando succede qualcosa di grave (vedi la signora uccisa dal rumeno...), senza, peraltro, domandarci dove eravamo, prima che ciò avvenisse, cosa abbiamo fatto perchè non succedesse. Ovviamente il noi intende la società, le strutture, le organizzazioni, lo stato, i cittadini benpensanti e quelli no, ecc....)
    Io non vedo nella diversità un problema e, su questo concordo pienamente con te; mi piace pensare che siamo tutti uguali, magari qualcuno più fortunato, qualcun’altro meno. Ma, so anche che alla prima occasione, è a questa diversità che imputeremo la responsabilità delle cose che accadono. E’ solo una questione di alibi.
    Mi sono spiegato?

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  5. ciao Pomodora !! sono ancora vivo... fra un po torno alla carica a romperti...
    > Stop Arroganza... peace, love and romantic life !!! ciao e ancora Grazie di tutto !! marty

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