22 febbraio 2010

Il buongiorno Fiorentino

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Firenze la conosco da un qualche annetto, ci vivo da 2 giorni, ma ovviamente, ancora non ho messo il naso fuori di casa, pacchi scatole, e vestiti, e cavi, e pulizie, e lavastoviglie, e lavatrice....non se ne può più, ma ci sono quasi. Il trasloco, o meglio, la fase 2 del trasloco: quella in cui si va nella nuova dimora, sarebbe una cosa da affrontare in completa e totale solitudine, tu e le tue cose. La musica a fare compagnia e l'ordine che nasce dall'anarchia. Purtroppo, non è così! Questo, sommato alla fase 1 (quella in cui sono a Varse, impacchetto e porto via tutto lasciando l'essenziale), aggiungendoci anche che è "uno di quei giorni", mi porta allo sclero puro, all'urlo tarzaniano con il quale mi presento ai nuovi vicini di casa.

Per un particolare gusto trash, menzionerei la pulizia tra le varie cagate accumulate negli anni, quelle cose che proprio non si sa perchè non si vogliono buttare via: la borsina oscena di 5 o 6 anni fa; la bandana del concerto di Vasco, cosa me ne faccio!? Vasco è morto insieme alla sua fantasia malata di ripropormi Creep dei Radiohead come in un conato di vomito dopo una sbronza colossale. Se proprio proprio se lo fosse prefissato come progetto di vita, avrebbe potuto almeno darsi da fare quando era ancora "sotto". La bandanina l'ho buttata con immenso orgoglio insieme a cd masterizzati, campioncini di profumi, creme mai usate, cazzilli vari regalati da chissàcchì, la cintura marrone da cow girl, con un pezzettino che si allargava a forma di fondina per la pistola, sorpresine delgli ovetti kinder, il maglioncino fuxia, i dylan dog raccolti in un paio di anni, quando ancora mi permettevo il vezzo di comprarlo ogni mese. So che è triste, ma cosa me ne facevo di una collezione senza capo nè coda?Insieme a una miriade di altre cianfrusaglie assurde!

In questi giorni di preparazione pre-lavorativa, oltre agli impegni tra banca, comune, asl, e giro all'ikea per gli ultimi acquisti, cercherò di prendere una mattinata tutta per me e la mia Oronza, (non è un cane è la macchina fotografica, ho scelto un nome che ricordasse la sua proprietaria). Ho bisogno di girare da cittadina e non da passante in visita. Penso si riesca a respirare un 'aria nuova guardando "il porcellino", o sedendosi in piazza Santamaria Novella a leggere un libro nel prato, (evitando le cacche dei cani magari!). Ho un sacco di posti mai visti nonostante il tempo trascorso qui, come il parco delle cascine, da ammirare rigorosamente di giorno, anache se la versione by night non deve essere male... E poi devo tornare per un bel thè sulla terrazza della biblioteca delle Oblate.

In questo giro sorriderò a ciò che mi aspetta e a ciò che ho lasciato.

18 febbraio 2010

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e le parole sussurrate...

14 febbraio 2010

“…”

Mi pentirò di tutti i momenti che non ho trattenuto, di tutte le emozioni che volevo fermare nell'immagine, di tutte le cose che dovrei fare e che forse non farò.

Chiudo gli occhi e registro le pulsazioni del cuore, ci sono frasi, sorrisi, pensieri, abbracci che come in una musica associo ad una frequenza ed ogni frequenza sarà una determinata pulsazione... Quando a Giugno sarò a cercare ombra sotto la Loggia della Signoria, mi siederò sul muretto ad arricciare le serpi di Medusa, mi basterà chiudere gli occhi, scartabellare tra le sensazioni e ritroverò quei battiti mancati, quella musica.

8 febbraio 2010

in un attimo…

Il sonno sfugge tra le lenzuola, vola tra le vecchie foto che galleggiano nella stanza, quelle scattate e quelle della memoria. Il sonno non mi abbandona, resta sui miei occhi stanchi.

Un nodo in gola, eppure le misure di sicurezza sono state prese, non c'è casco più duro della mia testa quando mi ostino in idee che dentro, dentro la corazza, so che possono essere sbriciolate in un momento. Solo una stramba facciata disegnata ad arte e modellata per ogni occasione, che non duri più di quel che serve. Chi mi conosce lo sa.

Raccolgo tutto in uno scrigno di ricondi, lo nasconderò in fondo al cuore, nel posto più segreto. Certi sguardi, certe parole, gli abbracci, non li voglio lasciare, li porto con me.

 Il sonno mi prende per mano mi riporta a letto e mi rimbocca le coperte. Domani avrò un sogno in più...

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