26 ottobre 2010

Tempi d'attesa


Difficilmente posto le mie incazzature, ma questa la devo buttar fuori. Il mio lavoro mi abbrutirà, mi sta già abbrutendo.
Ci sono mattinate in cui ho 50 persone ad attendere prima ancora che apra l'ufficio, ma non mi spavantano,
ci sono mattine in cui la gente mi offende e mi insulta, ma cerco di farci una risata sopra perchè le frustrazioni altrui non diventino le mie,
ci sono giorni in cui non sai in quale sede ti sbatteranno e non sai in balia di chissà quali eventi cosmici, ma non mi preoccupo, io un lavoro ce l'ho ancora e mi consola; la mia amica Francesca, ragazza in gamba, autonoma, laureata, concluderà a gennaio il suo contratto a tempo indeterminato a causa dei tagli del Governo, la certezza di un posto fisso va a farsi fottere. Quindi, quanto detto sopra diventa un'inezia, un bocconcino amaro da mandar giù quotidianamente in cambio di una certezza mesile. Oggi devo ritenermi fortunata di avere un lavoro "sicuro", a qualunque costo e a qualunque modo e posizione (anche a 90 delle volte).
Ma il mio lavoro mi fa schifo quando per motivazioni assurde mi ritrovo a mandare presso un'altra struttura una signora in lacrime, ad allungare il suo patimento altrove, mentre un vecchio inutile che è amico del professore, si ritrova un appuntamento anticipato per un ciglio da bruciare, quando potrebbe benissimo strapparselo con una pinzetta e aspettare un pochino di più.

3 commenti:

  1. purtroppo succede a tutti. ti devo dire che sapendo come vanno le cose e avendo molti amici anche io spesso ho chiesto agli amici di farmi delle visite, ma di solito concordiamo di farle in orari in cui gli altri pazienti non possono essere ricevuti...

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  2. .. i veri guerrieri siamo noi. Coraggio.

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  3. grazie, pom, capisco benissimo come ti senti, ti devi baciare i gomiti per quello che hai anche quando tutto è tranne che gratificante o stimolante...
    ne usciremo fuori, in un modo o nell'altro.
    un bacio

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