27 gennaio 2012

Domande difficili

Mi hanno chiesto spesso, sei Felice? includendo implicitamente nella domanda un bilancio globale della mia vita in quel momento.
Una volta credevo che rispondere "non lo sono" comportasse che non fossi Felice. L'Infelicità, carogna, mi perseguitava, (perchè c'è sempre qualcosa che va storto o di cui non sono contenta), quasi mi sentivo in colpa per il mio stato di insoddisfazione. Una volta,addirittura, sono stata accusata di non saper essere felice. Un'incapacità quindi!? Qualcuno lo lega alla triade da oroscopi: amore, lavoro, salute- pollice alto o pollice verso? 2 su tre corrispondevano comunque ad uno stato complessivo di infelicità. Del resto non avere un lavoro, o avere un acciacco di salute, o peggio che mai (!!?) essere single, una sola di queste poteva compromettere il bilancio di Felicità. Insomma rispondere negativamente anche solo in parte era "no buono". 
Allora mi son detta, ma chi cacchio l'ha inventato mai questo stato di Felicità? E vissero Felici e contenti... le fiabe. Ce lo hanno istillato sin da bambini. Felici e pure contenti! a scanso di ogni equivoco...
Le mie favole per eccellenza le hanno prese a carico tutte la Walt Disney e Steven Spielberg. Poi crescendo sono ricascata sulle commedie romantiche; il lieto fine lo adoro, è la mia terapia d'urto alle giornate storte, se poi è di produzione Bolliwoodiana sono cotta a puntino. L'amore corona ogni sogno di happy ending. Alla fine...alla fine saranno tutti felici e contenti e poi? non succede più nulla la storia si svolge finchè c'è una ricerca, senza la ricerca di condizioni migliori; la salute dell'orca Free Willy, la missione del giovane guerriero Atreyu, l'amore di tutte le Principesse Disney, l'amicizia dei ragazzini di Stand by me, l'amore paterno del Re Leone o materno per Dumbo, non avrebbero senso.... 
Gli ingredienti vitali si sbilanciano sempre per spingerci ad andare avanti, ma non è detto che l'incompletezza di tutti ci renda degli infelici. E' falsata l'idea di Felicità forse. Forse bisognerebbe chiedere, sei al lieto Fine? spero di poter dire "non lo sono" ancora per un bel pò...

24 gennaio 2012

una questione di distanze

Si dice delle donne che quando sono al casello o alle sbarre di uscita dai parcheggi, accada loro uno strano fenomeno: l'accorciamento delle braccia. Non arrivano a pigiare il bottone rosso del casello o a pagare il casellante... Sarà l'ennesimo eufemismo per dire che guidiamo da schifo anche se credo che il Telepass lo abbia inventato una donna. Ad ogni modo, ci penso tutte le volte che entro nel autosilo a lavoro; quello nell'auto davanti a me striscia il badge alla fotocellula con tutta comodità, io allungo il braccino abbarbicandomi alla portiera. Ovviamente, il gesto è fatto fingendo scioltezza per ingannare quello dietro e sfatare certe leggende su noi donne.
 Capita spesso ultimamente che le mie braccia diventino cortissime e che non siano sufficienti per arrivare da nessuna parte, nemmeno a raccattare gli occhiali dal comodino. Non ho braccia per raccogliere tutti panni sporchi dal pavimento prima di infilarli in lavatrice, non ho braccia per riposare il frullatore sul ripiano alto della cucina...
Le mie braccia poi, si fanno piccine nell'intento di interpretare le parole e alle volte svaniscono davanti a chi non so come raggiungere. Mi allungo e mi protendo, provo a chinarmi con tutto il corpo, fino alla punta del naso e non è sufficiente a farmi sentire vicina quanto basta.
A volte sento il peso e al contempo l'assenza di braccia lunghissime che possano arrivare dove vogliono arrivare, in grado di sostenere, di coccolare, di braccia in grado di consolare o di sollevare, braccia comprensive che sappiano accogliere... il limite delle mie braccia è un limite che, mio malgrado, faccio molta fatica a colmare.

14 gennaio 2012

Fetish stupid love

Lui e quella perversione per le unghie dei piedi smaltale." Mi piace quello smalto rosso sulle unghie dei piedi, mi eccita, mi fa pensare... al rosso, alle unghie, ai piedi....!"
In quell'estate accesa e calda, Lei voleva soddisfare quella perversione di rosso, colore d'amore e di passione. I suoi piedini laccati meglio che da un carrozziere, viaggiavano scivolosi e sudaticci in zoccoletti di vernice rossi, alti altissimi. Si sentiva alta e leggera, tre metri sopra il cielo e 15 cm sopra l'asfalto; impacchettata nei sexy leggins di finta pellefinta nera (che aiuta anche a drenare i liquidi), minigonnina a coprire l'eventuale cellulite e magliettina rossa con tanto di ombellico a vista. Elegante e affascinante, labbra morbide di rossetto rosa (per colorare la vita che tanto rosa poi non è), contornata dall'oro intenso dei suoi extention, la mìse la rendeva a lui irresistibile nella calda e liquida estate.
L'estate scivolava via come sabbia tra le dita e giungeva il freddo. Lei schiava d'ammore, come avrebbe potuto continuare a soddisfare l'ego smisurato di lui? Lui era così vorace della devozione di lei... Lei affamata degli sguardi arrapati di lui...
Come continuare a suscitare in lui visioni idilliache attraverso i riflessi di quello smalto piedifero! Dimentica del gelo che incombeva, si era ingegnata in tutti i modi pur di mostrare quell'alluce laccato. La moda orrenda del collant a vista sotto i sandali, la aiutava: pochi denari per lasciare trasparire, in un vedo non vedo, l'oggetto dei desideri. Segate tutte le punte delle decolletè, via la puntina degli stivali...
Lana pesante e celata ad arte scaldava tutto il piede eccetto la punta. Le dita imporoporate restavano in bella mostra alla mercè dello sguardo insidioso di lui che estasiava e dissimulava, dissimulava ma sotto sotto... estasiava. Anche quando ormai la carne del piccolo piedino era viola ed esangue, gelida e incacrenita, le dita rilucevano Rosse sul Viola in un accostamento alla Dolce e Gabbana.
Ma la moda si sa, è destinata a passare! Non passò l'inverno che le dita caddero come salamini Beretta, secchi e scuri.
Chissà di tutto quell'amore cosa ne è rimasto...















Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale

10 gennaio 2012

sdolcinatezze...

Finite le feste condite di cibi e dolci in quantità eccessive direi, da voler mangiare pastina in brodo per settimane.
Si torna alla routine, ed è proprio dalla routine che mi arriva un pò di qua e un pò di là affetto sparso e inatteso. Quello che preferisco. Son fan degli ovetti Kinder, dolci e con la sorpresina, anche piccolina mi va bene.
Mi sono arrivati! e non ho modo nè capacità di restituire in apprezzamento. Gongolo in queste coccoline vicine e lontane che giungono proprio dalle persone giuste. Acquisisco la consapevolezza di aver seminato bene, di essermi circondata a mio modo delle persone che voglio intorno, di aver scartato la fuffa inutile tenendola ai margini del buon vicinato, senza infamia e senza lode... So anche che non sono in grado di rendere equamente questi frutti; che non ci sarà gesto da parte mia, seppur impegnato e proteso, abbastanza efficace da rendere quelle sorpresine. Quindi, farò a modo mio e sperando che funzioni.
Continua la semina...