30 agosto 2012

Romanticate collection #3 un Amico

Non c'è rammarico nè consolazione di frasi fatte, è Thomas.

"Se hai tempo per sognare ne hai pure per mandare tutto a puttane. Per una volta - se ti regge la pompa e non ti coglie l'infarto - prendi e vattene. Molla tutto e fai quello che credi. Fatti un anno nel Sussex a teatrare per strada, se lo credi. Ma solo se sei decisa: fuori dal recinto è freddo e non c'è posto per le piagnarelle del "facevo-meglio-a-non-andare". Goditela: sennò dopo te ne penti. Oppure rimani: ma convinta e felice della tua sicurezza. Il resto e pane per i rimpianti."


20 agosto 2012

romanticate collection #2

E poi ci sono quei sogni, quelli fatti ad occhi chiusi, quelli veri davvero (?) che mi fanno realizzare che cosa non desidero.


16 agosto 2012

romanticate collection

Quando altri realizzano i sogni che avevo confidato, rendendoli propri e realizzandoli forse 10 volte meglio di quanto avrei potuto fare... un pò me ne rammarico e penso di aver perso un sogno.


12 agosto 2012

capogiro

Se sono come sono forse lo devo alla parte che meno mi piace raccontare di me. Le mie radici corte non sono dovute soltanto agli sradicamenti su e giu per l'Italia; ormai non si capisce più che accento ho o perchè li acquisisca così facilmente. Quello che non racconto mai volentieri di me è il frutto di anni di contraddizioni e assurdità familiari, mi sono sempre ripetuta che, in fondo, chi non ne ha, mi dico che "alla fine va bene così"... 
Ho raggiunto a fatica una sorta di equilibrio, ho risparmiato anni di analista! Chissà forse bruciando il sogno di studiare psicologia ho iniziato a fare più domande a me stessa, a razionalizzare, giustificare tutto, correggere i tiri quando potevo, a sistemare le cose affinché non mi mancasse mai il sorriso a fine giornata, facendo in modo che gli eventi indipendenti da me non urtassero troppo il mio percorso, che tutti i duri colpi venissero metabolizzati e fatti rifruttare. Non so chi vorrei diventare, ma so bene come non voglio essere. Mi sento forte per questo, forse per questo riesco a dire che "va bene così", ci sono cose che accadono anche nelle migliori famiglie. 
Alla soglia dei trenta anni, inizio a guardarmi intorno e a rendermi conto che manca proprio quello che conterebbe di più. Mi domando se è bastato cambiare città per far sì che accadesse, o forse dovrei guardare più indietro, a quando a mi sono resa indipendente andando a vivere per conto mio, o forse ancora prima, quando mi sono state poste scelte che non mi spettavano perchè ero troppo piccola per scegliere da adulta. 
Nulla era ed è impossibile, non ci sono ostacoli insuperabili, ma oggi come ieri sento che mancano dei punti di riferimento che non so se avrò mai, punti di riferimento che anche se lontani dovrebbero avere radici tanto profonde da raggiungermi, sempre. E allora va davvero bene così?
Ogni tanto mi chiedono se voglio avere un figlio per adesso continuo a ripetere che non lo so. Non so che genitore sarei, non so cosa potrei offrire. Scegliere di avere un figlio spesso è una scelta privata, quasi egoistica, un prolungamento di noi stessi, il desiderio di un amore incondizionato, un eredità al mondo che perpetua un cammino, basta aver dato la vita, meglio se una vita sana almeno fino alla maggiore età (?)... Credo che ciò che unisce un genitore ad un figlio sia l'unico legame che dovrebbe durare "per sempre", che sia desiderato o che arrivi per caso, che il proprio figlio abbia una vita sana o meno, che viva sotto lo stesso tetto o che prenda la propria strada, che abbia idee condivisibili o divergenti dalle proprie, che maturi in fretta o che resti bambino a vita... forse per scegliere di essere genitore e per portare avanti un compito che continuerà tutta la vita, bisognerebbe "sentirsi figlio" tutta la vita. Sarebbe quella forse l'eredità da trasmettere.