6 gennaio 2016

Pioggia

Giorni di riflessioni, soprattutto notti... Questo inizio d'anno in solitaria risulta a suo modo proficuo. Torno qui, da questo terapista virtuale, perchè uno reale non me lo so no mai potuta permettere. Sono andata a leggere il mio blog del 2007 o 2008 (stesso periodo), cosa pensavo, cosa scrivevo?
Alcune cose non cambiano, come la mia idea di Natale, di famiglia... di Casa. Sto riguardando per la seconda volta "How I meet your mother", riguardare 7 stagioni della stessa serie televisiva è un po' strano, ma mi immedesimo, colgo meglio i pensieri, le sfumature, l'ironia dilagante della sceneggiatura, dei personaggi, della vita stessa... La mia vita, nonostante le sciagure e gli incontri disastrosi, non manca mai di una allegra, amara ironia.Senza essere una sit-com, per fortuna-
Ci sono persone, amici, con i quali il come stai? non è mai un convenevole. Ormai ci conosciamo e anche per iscritto percepiamo la profondità degli stati d'animo. E quando ci vediamo gli abbracci si danno veri e profondi. E sento tutta la consolazione che arriva e mi infagotta. Ultimamente vengo "monitorata" di frequente e apprezzo tanto.
Nicco qualche giorno fa mi ha detto, "Sei buffina Ari. Sei teatrale anche nel dolore". L'ho presa come una constatazione positiva visto che raccontavo una cosa a mio modo divertente, nonostante avessi il morale sotto terra.
Qualcuno attribuisce questo mio modo d'essere al teatro. Ah perchè si vede che sei un'attrice! Come se recitare mi rendesse abile nel mascherare, nel celare, nel mentire... Io, che vivo con un divaricatore piantato nel petto. Che non so celare una lacrima o una risata, che non dico quasi mai bugie perchè sostenerle mi risulta faticosamente inutile il più delle volte. A qualcuno permetto di giocare all'allegro chirurgo (non è un giochino sessuale). Se sbaglia e mi fa male, soffro, piango, mi arrabbio, ma ho imparato anche ad accendere un naso rosso. Se mi rileggo indietro, so che sono sempre stata così. Non amo piangermi addosso. Non che non lo faccia mai, ma cerco un modo per evitarlo, per evitare la rabbia inutile, per evitare di incaponirmi su quello che non posso cambiare. Salvo poi affrontare con ostinazione quello che credo di poter migliorare, cambiare, ottenere, accrescere.
In questi giorni però, mi sto domandando se questa mia ostinazione, questo coraggio (come lo ha definito qualcuno), non mi potrebbe portare a non vedere cose molto pericolose. Se i miei desideri, le mie speranze, i miei sentimenti, non rischiano di accecarmi e non farmi vedere che qualcosa non va, solo per accaparrarmi la gioia di vedere un sorriso negli occhi di chi amo.


Nessun commento:

Posta un commento